Un momento…

Capita a tutti che in un momento si “rifletta” su se stessi.A me capita sempre così e credo che queste autoanalisi servano a delimitare i perchè dei nostri percorsi interiori che combaciano sempre con le manifestazioni esteriori.

Ora per me è un momento “no” o “sì”,e quindi il non passare giornaliero è una riflessione che devo a me stessa e a tutti quelli che mi seguono nel mondo con costanza e affetto. Sono ,dopo il percorso ultimato di studio alle prese con un aggiustamento esistenziale che cercherò di dipingere con parole parlanti che vi porgo con molta umiltà ed amore soprattutto verso me stessa a cui devo delle priorità.

Scusatemi di un apparente abbandono ma tra un pò ritroverò la giusta prospettiva di un presente accompagnatore del futuro che si forma giorno per giorno.

Abbiate un pò di pazienza insieme a me e poi…a volerlo c’è tanto da sbirciare che non certo il disavanzo di emozioni vi preclude l’accesso all’anima mia e di voi stessi.
Grazie dell’affetto Giandita

 

13 giugno 1996

E’ la descrizione similare di questo momento………….

 

Un urlo avrei voluto uscisse

…un grande urlo pieno e forte

…un urlo nel silenzio per rompere le cose.

Era in testa e quasi in gola

e forse era bene esplodesse

e forse ho voluto tenerlo dentro.

Un urlo per lanciare un messaggio.

Un urlo per accogliere pace.

Un urlo per avere e non dare.

Un urlo ch’era vita e non morte.

Da un lato… la disperazione

la solitudine…la rabbia

nel dovere vivere a forza

una vita che non è la mia.

Dall’altro…la paura d’esistere

la misura di non appartenere

l’angoscia dell’immenso

il buio del silenzio…

Trascinare a volte i giorni…gli anni

viaggiarci attraverso senza alcuna

anzi…nessun senso d’appartenenza.

E’ nebbia…è non vedere sapendo

è illogicità che afferro e comprendo

è sapienza nell’ignoranza

è piccolezza nell’immenso

è controsenso nel senso

è tutto ciò che mi appartiene.

Questa pace a volte mi dà gioia

e i rumori…e i colori…e l’ordine

…sempre uguale nella natura

ritmica ed inesorabile

mi allietano proprio perchè

…così uguali

il gallo che si sveglia e segnala

il sole che sorge e tramonta

l’albero che fruscia perchè c’è vento

il cane che abbaia inesorabilmente

il trattore che s’avvia al lavoro

la terra che produce frutti

le pecore che s’avviano nel giorno

il mare che ritma il suo tempo

gli uccelli che cinguettano concerti.

E’ così da sempre e…sempre uguali

solo con le varianti stagionali

e allora…cambia il ritmo

e il mare…s’infuria

…nel ritmare il suo tempo

e il sole…accorcia

…il suo sorgere e…il suo morire

e le pecore…stanno meno fuori

e il tempo…si assuefa

…a tutto così…semplicemente.

E’ un ordine che dà sicurezza

è un ritmo che affascina.

Ora…proprio ora

vorrei essere con i piedi nell’acqua

ora…proprio ora

vorrei essere gabbiano e…assaporare

a pieno…con tutto il mio esistere

…il gusto del vento

…il gusto dell’espressione mia

nella libertà d’esistere

e saprei…cos’è l’infinito

e saprei…cos’è un grazie all’esistenza

e poi vorrei…spezzare quest’attesa

e poi vorrei…sciogliere l’enigma

di sentire quell’attesa come un peso

di sapere cosa aspettavo

di provare…quell’angoscia dentro

che è dolore sgomento

d’avere un corpo in una mente non mia

con attese non mie

come se il cerchio non fosse chiuso

ed io sapessi che non si chiuderà

neanche con me si chiuderà

e forse diventerà un altro corpo

e sarà tormentato ugualmente

e sarà…anche lui…a doppio

e vivrà anche lui così…con alti e bassi

non sapendo esprimere ma…sentendo

non sapendo chi essere e perchè essere

non sapendo se vivere o morire

e vivere…perchè

e morire…perchè

e…se la vita e la morte non siano la stessa

medesima uguale essenza e allora

…io sono viva nell’essere

e…morta uguale nell’essere

ed infatti ho seppellito

me madre…me figlia…me sorella…me amica…

e allora è vero

noi siamo morti e…viviamo

noi siamo demolitori e poi ergiamo

e…viviamo

e…ricominciamo

e il passato è dentro te

e il passato è un ombra che offusca il presente

e così anche il passato ancestrale

quello che non ricordiamo

e che comunque…ci appartiene

ed ognuno di noi era per essere

ed io sento il mio passato antico

ed io mi stacco da esso

e mi rende pesante il vivere

e mi opprime senza che io voglia

e vorrei che…andasse via

ed invece mi appartiene.

E…il gabbiano volò via

ed io ti seguo con lo sguardo

ed io ti sto nel cuore e nella mente

ed attraverso te lo sono anch’io gabbiano

ed ergo le braccia ad ali

e…mentre so…d’essere umano

…voglio e sono te.

E…mi accingo ad entrare nel tuo esistere

e…sono libera

e…sono aria e vento

e…sono flutto e gusto mentre lambisco l’acqua

e…nuda del mio corpo morto

sono espressione di vita e simbiosi

e piango di gioia e di dolore

e sorrido finalmente

…perchè so d’esistere

e piango finalmente

…perchè ho capito

e l’urlo…rimane in gola

e l’urlo…non s’esprime

si accartoccia

si sgretola

si perde e…muore.

E l’attimo di vita

…in un urlo schiacciato

è mortificato

è umiliato

è solo constatazione d’inutilità

di ineguagliabile stupidità

perchè io devo urlare

perchè mi devo liberare

io ce l’ho in gola

io ce l’ho dentro

è rabbia…è rabbia solamente

per questo imbroglio che non capisco

per questo essere che è costretto ad essere

e che vuole espressione.

Io voglio essere…….. (247)

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