Libri

Fame damore travolge

Fame d’amore travolge

Fame d’amore travolge

E mi prende

E dà dolore

Non è pace ma onda che prende

E prende e prende e non sazia

La mia voglia di dare e di avere.. (04-05-1994)


Prefazione al Libro “Fame d’amore travolge”

Gianda Scala non scrive poesie a braccio, come tanti, ma a fiato, come pochi. Le scrive con il ritmo stesso della respirazione,dominata dai palpiti del suo cuore, proprio come il pellegrino russo della saga antica pregava respirando, quasi senza accorgersene.La sua poesia è frutto di una trance onirica, quasi medianica di cui non ha conoscenza.Lo so perché l’ho vista farla…Di conseguenza, la sua produzione è monumentale, oceanica, e se si dovesse pubblicare tutta, riempirebbe i meandri della mitica biblioteca di Babele, di Jorge Borges. Devo il privilegio di questa breve prefazione alla circostanza di aver pescato nell’oceano una cinquantina di poesie, a richiesta dell’Autrice. Preciso, con affetto per lei ma senza orgoglio, che la mia scelta, ancorché fondata su criteri arbitrari, è stata scrupolosamente rispettata.In armonia con la maniera in cui è stata prodotta-mi correggo, in armonia con la maniera in cui è nata per partenogenesi dall’Autrice- la poesia di Gianda Scala non rispetta canoni stilistici e non può essere catalogata in scuole, fogge o correnti. Certo, è facile illudersi di identificare echi di poeti classici, come Petrarca e romantici come Leopardi dove le canzoni felici degli “ubriachi” riecheggiano la gioia dell’attesa del dì di festa, anch’essa destinata a dissolversi nel “dopo” del reale, nel “diman, tristezza e noia recheran l’ore”. Ma sarebbero accostamenti illusori, vani. La poesia di Gianda Scala nasce da pulsioni primarie che non possono essere imprigionate in schemi esegetici di alcun tipo e fluisce, scorre libera (“scroscia direbbe l’Autrice) in uno stile scarno e dolorosamente essenziale: ”dove vento è immenso “non” dove il vento è immenso”. Le pulsioni da cui, come linfa da tronco inciso o sangue da vena aperta,”scrosciano” le poesie di Gianda Scala potrebbero raccogliersi in tre momenti spesso intrecciati. Eccoli in ordine di importanza crescente: la disperata ricerca di sè e dell’essere, il dolore di vivere e l’amore….La ricerca dei perchè dell’essere, del vivere e del morire pervade i versi di molte poesie e conduce senza scampo ad una profonda rabbia esistenziale:”Scusatemi chiedo perdono a chi vive senza neanche chiedere anzi sono invidiosa perchè senz’altro sta meglio di me… siamo poveri esseri che cercano i perchè e forse non risolveranno mai i quesiti di un’umanità intera…possa stamattina trovare dimensione reale la mia rabbia interiore…

La ricerca di sè per esprimersi si scontra col “reale” come l’ascia col ceppo di legno da spaccare o addirittura di protoromantici come Horderlin. L’essere si frantuma nello scontro. La ricerca dell’essere e il dolore di vivere si sublimano allora nell’evasione onirica, e si librano sulle ali del sogno notturno, come in “Spezzato”. Come per una strana contraddizione, però, il dolore di vivere, la tempesta dell’esistenza, possono imprigionare il reale e sciogliere i veli dell’ “indefinibile” con sensazioni tattili. In una struggente poesia che non fa parte di questa raccolta, l’Autrice si rivolge all’amico e si dichiara. Ma è l’amore a spadroneggiare nell’ispirazione dell’Autrice. Un amore idealizzato, idolatrato, divinizzato fin dall’inizio. Omnia vincit amor, diceva il Poeta. L’amore di Gianda vince la morte. Angelo rivive ogni giorno nelle sue poesie e di nuovo, ignorando la morte, Angelo e Gianda volano insieme. “E il miracolo avviene. Egli è lì, a pochi passi da me; seduto accanto al mare. E mi sorride silenzioso come sempre, ma vivo.”

Luigi Boselli

S. Nicola Arcella

08-08-2005

Io ... Voglio Vivere

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415 Comments

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